Stiamo davvero insegnando nuove competenze green oppure stiamo aiutando gli adulti a riconoscere delle competenze che già possiedono?
- Ieva Šimaliūtė
- 5 giorni fa
- Tempo di lettura: 6 min
Se chiedeste a degli adulti se hanno esperienza nel campo dell’efficienza delle risorse, molto probabilmente la stanza si farebbe silenziosa.

Se invece chiedeste se hanno mai pianificato i pasti per evitare lo spreco di cibo, se hanno mai riparato qualcosa invece di rimpiazzarla, se hanno mai ridotto l’utilizzo della luce, riutilizzato materiali o trovato un modo per far durare più a lungo le scorte disponibili la conversazione prenderebbe tutt’altro tono.
L’esperienza, infatti, c’è sempre stata; ciò che spesso manca è il linguaggio per poterla descrivere e darle un nome.
Questo esempio mette in luce un’importante questione per gli educatori che lavorano con adulti: quando insegniamo le competenze green si tratta sempre di introdurre argomenti completamente nuovi? Oppure talvolta stiamo semplicemente guidando gli adulti nel riconoscere, fortificare e comunicare le conoscenze che già possiedono?
Gli adulti non entrano nel campo educativo a mani vuote
Gli adulti hanno anni di esperienza nel campo educativo. Sicuramente una parte di conoscenza proviene da esperienze di lavoro passate, ma la maggior parte si sviluppa attraverso la vita domestica, la partecipazione ad attività di comunità, il lavoro non formale e le proprie responsabilità quotidiane.
Una persona potrebbe già essere in grado di:
pianificare le spese in modo da evitare consumi non necessari;
conservare cibo e materiali in modo da farli durare più a lungo;
riparare, riutilizzare o riadattare oggetti;
ridurre l’utilizzo di acqua e elettricità;
organizzare la dispensa per evitare doppioni o la scadenza di prodotti;
identificare lo spreco di tempo o risorse causato da routine sbagliate;
convincere altri a modificare abitudini inefficienti.
Queste azioni giornaliere sono difficilmente descritte come competenze green. È possibile che vengano descritte come “essere pratico, attento, organizzato o essere intraprendente”. Nonostante ciò, queste azioni possono essere considerate le fondamenta di competenze che sono sempre più importanti nel posto di lavoro.
Il tema è particolarmente significativo per gli adulti che sono rimasti al di fuori del contesto educativo o lavorativo per diverso tempo. Se le competenze green sono insegnate solo attraverso terminologia tecnica, linee di condotta o linguaggio poco familiare i partecipanti potrebbero percepire l’argomento come un qualcosa distante.
Probabilmente sono in grado di prevenire gli sprechi ma non sono in grado di riconoscere il termine efficienza delle risorse. Potrebbero comprendere l’importanza di riparare e riutilizzare, senza aver mai sentito parlare di economia circolare. Potrebbero aver modificato la loro routine per ridurre il consumo di energia e di conseguenza il costo, senza necessariamente pensare al contributo che questo ha nel campo della sostenibilità.
Il problema non è sempre la mancanza di conoscenza, a volte c’è un varco tra l’esperienza vissuta e il linguaggio professionale.
Riconoscere l’esperienza non significa che non c’è più nulla da imparare
È importante mantenere un equilibrio: gli educatori non devono mettere da parte ciò che i partecipanti già sanno, ma non dovrebbero neanche supporre che l’esperienza si tramuti automaticamente in competenza lavorativa.
Sapere come ridurre gli sprechi a casa è già un buon punto di partenza. Applicare questa competenza a lavoro potrebbe richiedere abilità aggiuntive. Un partecipante potrebbe avere la responsabilità di mettere per iscritto ciò che è stato riciclato, identificarne la causa, comprendere procedure organizzative o mirate alla sicurezza, mettere a confronto possibili soluzioni, calcolare i costi o spiegare la propria raccomandazione a colleghi o supervisori.
Per esempio, accorgersi del fatto che le luci siano spesso lasciate accese è un’osservazione. Per trasformare l’osservazione in azione bisognerebbe notare quando e dove accade, stimare il consumo non necessario, cercare di comprendere perché accade e proporre un cambiamento realistico che non intralci in alcun modo la routine lavorativa.
Allo stesso modo, evitare che il cibo venga sprecato a casa non corrisponde allo sviluppo di strategie, attuabili in un ristorante, mirate a ridurre gli sprechi alimentari. Tuttavia, le abitudini preesistenti dei partecipanti e le loro capacità di comprensione, rappresentano già un ottimo punto di partenza
Educare gli adulti correttamente significa riconoscere le conoscenze che già hanno e insegnare competenze nuove.
Si inizia con l'esperienza, poi si passa all'apprendimento
Una sessione di apprendimento delle competenze green non inizia necessariamente con le definizioni, potrebbe iniziare con una domanda:
Dove ti è capitato di notare uno spreco, a casa, a lavoro o nella tua comunità?
Questa domanda invita i partecipanti ad essere attivi nelle lezioni, piuttosto che aspettare le risposte dell’educatore.
Poi si possono esaminare più attentamente le risposte dei partecipanti:
Quali risorse si stavano sprecando?
Perché?
Si trattava di un errore isolato o di una routine ripetuta?
Quali sono state le conseguenze economiche, ambientali o pratiche?
Cosa potrebbe fare un singolo per cambiare le cose?
Cosa bisognerebbe decidere collettivamente?
Come possiamo sapere se il cambiamento è stato messo in atto?
Attraverso questo processo, una semplice osservazione diventa il punto di partenza per approcci più sistematici, la risoluzione di problemi e per una maggiore comunicazione nell’ambiente lavorativo.
L’educatore non si limita a informare: accompagna i partecipanti nell’esame delle proprie esperienze, li invita a mettere in discussione le proprie convinzioni e li guida nel trasferire le conoscenze in nuovi contesti.
Dalle risorse personali alle competenze professionali
Il nostro progetto di cooperazione Erasmus+ GREEN4WORK si occupa di insegnare competenze lavorative green ad adulti disoccupati. Abbiamo quasi completato lo sviluppo di un programma di formazione che si sviluppa secondo questo principio di applicazione pratica.
Il curriculum include dieci moduli che approfondiscono temi quali la gestione dei rifiuti, il riciclaggio, indagini ambientali, il consumo energetico, l'efficienza delle risorse, la tutela ambientale e la comunicazione sulla sostenibilità.
Questi moduli sono destinati ad adulti che hanno un livello EQF 3–4, quindi non è richiesto ai partecipanti di diventare ingegneri ambientali o specialisti nel settore della sostenibilità. Invece, si occuperanno di situazioni osservabili e lavoreranno con strumenti accessibili.
Potrebbero occuparsi di condurre una semplice analisi degli sprechi sul posto di lavoro, registrare i risultati in un foglio di calcolo, fotografare esempi di uso inefficiente delle risorse, calcolare il costo energetico delle apparecchiature lasciate accese o preparare una breve proposta per migliorare la routine lavorativa.
Il punto di partenza di queste attività sono le conoscenze che i partecipanti probabilmente già possiedono, ma queste vengono strutturate e approfondite.
Il partecipante passa da:
osservare a registrare;
supporre a misurare;
seguire le abitudini a comprenderne il fine;
avere un'idea generale a presentare delle evidenze;
agire individualmente a coinvolgere gli altri;
possedere esperienza a essere in grado di descrivere correttamente una competenza.
Quest'ultimo cambiamento è il fulcro dell’apprendimento.
Il linguaggio che usiamo può rendere il contenuto accessibile o creare distanza
Termini come transizione verde, competenze ambientali e gestione sostenibile delle risorse sono utili, perché connettono l’apprendimento con i quadri teorici europei, gli sviluppi delle politiche e i cambiamenti all’interno del mercato del lavoro.
Ma la terminologia professionale dovrebbe aiutare coloro che apprendono a dare un nome a ciò che già conoscono e non a far apparire la conoscenza come un qualcosa di inaccessibile.
Se un educatore utilizza terminologia complessa e presenta il tema come se si trattasse di un campo completamente nuovo, molti adulti potrebbero avere l’impressione di partire svantaggiati. Se invece il punto di partenza ciò che i partecipanti hanno osservato, gestito e risolto, la terminologia può fungere da ponte tra ciò che è stato acquisito e un possibile futuro apprendimento.
La differenza sembra minima, ma è importante riconoscerla.
Invece di dire “non hai nessuna competenza green, quindi saremo noi a fartele acquisire”, possiamo dire:
“Potresti già avere dell’esperienza nel campo del lavoro sostenibile. Facciamo in modo di individuarla, testarla e rafforzarla per poi imparare a utilizzarla in contesti professionali.”
Questo approccio rispetta il partecipante senza comunque abbassare le aspettative.
Rendere le competenze, che prima erano invisibili, visibili ai datori di lavoro
Riconoscere ciò che già si conosce è importante, ma i partecipanti devono anche essere in grado di utilizzare la conoscenza al di fuori del corso.
È altamente improbabile che un datore di lavoro si faccia convincere da una frase generica come “Sono attento a non sprecare le risorse”. I partecipanti devono spiegare concretamente cosa riescono a fare.
Per esempio:
identificare le fonti più comuni di spreco nel luogo di lavoro;
registrare l’uso delle risorse attraverso strumenti digitali;
calcolare il consumo energetico di base;
seguire correttamente le procedure di riciclo e ambientali;
proporre azioni realistiche che riducono lo spreco senza compromettere la produttività;
coinvolgere i colleghi in pratiche lavorative più responsabili.
GREEN4WORK prevede di collegare questo percorso formativo alle micro-credential. Questo potrebbe trasformare i risultati del corso in evidenze concrete, che potrebbero essere presentate in contesti professionali come Europass o Linkedin.
Le micro-credential non creano un'esperienza che non è mai esistita, ma strutturano, verificano e si legano alle competenze che i partecipanti avevano già dimostrato di avere.
Per adulti con qualifiche formali limitate o con una carriera lavorativa discontinua, questi riconoscimenti possono essere validi. È difficile presentare una competenza che non è riconosciuta in alcun modo. Ma appena viene supportata dall’evidenza, può entrare a far parte di una storia professionale.
Il riconoscimento può essere il primo passo verso l'apprendimento
L’educazione alle competenze green dovrebbe preparare gli adulti a delle aspettative lavorative che stanno cambiando. Dovrebbe introdurre nuove conoscenze, sviluppare abilità digitali e aiutare i partecipanti a comprendere un contesto ambientale ed economico più ampio.
Ma non si deve partire dal presupposto che gli adulti non possono contribuire in maniera rilevante.
Chi ha imparato a gestire risorse limitate, a riparare invece che sostituire, a prevenire lo spreco e ad adattare le routine giornaliere, già possiede un’esperienza valida che merita di essere riconosciuta. La formazione può aiutare gli adulti a comprendere in che grado quell’esperienza è trasferibile, dove deve essere sviluppata e come potrebbe essere messa in evidenza per un datore di lavoro.
Magari la prima competenza green che serve ad un educatore è l’abilità di riconoscere le risorse, non intese solo come energia, materiali e tempo utilizzati nel posto di lavoro; ma come conoscenza, esperienza e intraprendenza che i partecipanti portano con sé.



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